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Lo stabilimento di Dergano

Nel 1892 lo stabilimento di Dergano è costituito da un unico stabile con una lapide fatta apporre sulla facciata esterna in quell’anno da Luigi Erba in memoria del fratello Carlo.
Con l’andar degli anni altri stabili vengono edificati formando così nel tempo lo stabilimento come viene illustrato in una immagine dei primi decenni del Novecento.

Alla fine degli anni Venti del secolo scorso lo stabilimento occupa all’incirca 45.000 metri quadrati di cui 22.000 sono coperti da edifici. Vi lavorano circa 1400 persone.
Quello che appare al visitatore non è uno stabilimento ma la sequenza di tutte le costruzioni sorte in quell’area nel giro di trent’anni, reparti autosufficienti in grado ognuno di realizzare e produrre farmaci, prodotti chimici, estratti.
Ecco una descrizione molto pittoresca dello Stabilimento di Dergano, redatta dal giornalista Giorgio Paoli, nel lontano 1929.
“ … Oggi il cosiddetto Stabilimento di Dergano è né più né meno di un paese, con le sue strade i piazzali, i fabbricati; col centro e la periferia, con le zone signorili e le zone rustiche; un paese intersecato da rotaie, percorso da veicoli e da pedoni, affaccendato in un lavoro vario e strano; un paese che fabbrica farmaci e medicine, alimenti, elisir: ecco, sì, un paese di chimici e di farmacisti. Altra volta lo si sarebbe detto un paese di alchimisti e di maghi...
Quanti sono gli edifici contenuti nel vasto perimetro? Non lo so e non m’importa nemmeno di saperlo. So che sono tanti, tanti, tanti. So che ho girato per ore e ore senza vederli tutti e che ne sono venuto via confuso, stordito ed anche entusiasmato, portando meco una caotica visione di saloni, di stanzoni, di cameroni, di aule luminose e di antri in penombra, entro cui gesticolavano mostri di ferro, si disegnavano caldaie, tinozze, storte, alambicchi, brillavano liquidi di mille colori, fumigavano vapori e si aggiravano come fantasmi uomini silenziosi, operai in camiciotto, dottori e signorine e operaie in camice bianco.
…Una mescolanza indescrivibile la quale però nasconde una suddivisione rigorosa e un ordine perfetto. Tutto è al suo posto là dentro: io solo ero fuori posto, perché non ne capivo nulla” 1.

Per venire incontro alle necessità dell’igiene personale degli operai e impiegati viene affidato all’architetto Zanini la costruzione, all’interno dello Stabilimento, di un fabbricato con al pianterreno i servizi igienici per le donne e al primo piano quelli per gli uomini. Il secondo piano di tale edificio viene riservato ai refettori e alle sale mensa per gli impiegati. Tutto il complesso è studiato in modo tale che tutto sia congeniale e gli spazi siano ben distribuiti e ampi oltre che luminosi e dotati di moderni impianti.

Un reparto denominato “torchieria” viene dedicato all’estrazione degli oli medicinali, dove trattando i semi si produce l’olio di ricino, oltre all’olio di mandorle.
Un altro reparto è dedicato all’estratto di Tamarindo, reso famoso in tutto il mondo dai manifesti dei grandi cartellonisti Dudovich e Malerba, quasi a divenirne il simbolo identificativo del marchio Carlo Erba all’epoca.
In un reparto denominato “Drogheria” a farla da padrone sono i mortai, pestelli e setacci. Un altro e dedicato completamente alla preparazione dei sali di guaiacolo, unico esistente in tutt’Italia a quel momento.
Nell’attrezzatissimo laboratorio di “Biochimica” vengono prodotte specialità del campo biologico e opoterapico; in esso è stato sviluppato un metodo per la produzione dell’insulina in cristalli (una grande conquista per quell’epoca), per la preparazione della pepsina e delle lecitine. Dalla lavorazione delle tiroidi viene ricavata la tiroidina, la follicolina dagli ormoni sessuali femminili.
Oltre alle specialità farmaceutiche, vengono prodotti reagenti puri per uso analitico e fiale sterilizzate per uso ipodermico, tutte preparate e controllate con la più rigorosa diligenza scientifica, come avviene da sempre per ogni prodotto della casa Erba.
Vi sono poi altri reparti: quello dove si produce la magnesia, un altro dedicato alla produzione della mannite nelle forme più svariate di cubetti, pani, dadini o mattoni.
Tutto quello che viene prodotto in questi reparti, ben confezionato, viene indirizzato e stoccato nei magazzini, pronto per essere distribuito in tutto il mondo.